Realtà e prospettive per l’idrogeno

Un ritorno di fiamma per la tecnologia a idrogeno. Dopo il grande successo dei primi anni 2000 e la successiva marginalizzazione nel dibattito tecnico, le tecnologie a idrogeno tornano a riprendersi la scena, e non solo nell’ambito automotive. Da qui il senso e la necessità di approfondire il tema con un workshop dedicato: “Realtà e prospettive per la generazione e l’utilizzo dell’idrogeno”, organizzato da Movet in collaborazione con “Gate 4.0 – Distretto Advanced Manufacturing. Lo workshop si terrà in modalità online venerdì 27 novembre dalle ore 9 alle ore 13. L’iscrizione gratuita si può effettuare al seguente link «Il convegno online – spiega Lorenzo Ferrari di Movet e docente di Sistemi Energetici all’Università di Pisa – intende fare il punto sullo stato dell’arte, riprendere l’esperienza toscana in questo settore ed esplorare le nuove opportunità».

IL PROGRAMMA DELLA MATTINATA

Proprio la Toscana fu protagonista, nel 2012, della costruzione del primo prototipo di veicolo alimentato ad ammoniaca (GUARDA IL VIDEO). Il motore ad ammoniaca, che sfrutta la proprietà dell’ammoniaca di
rilasciare le molecole di idrogeno se sottoposta ad alte temperature, è un motore pulito che non emette ossido di carbonio, anidride carbonica e idrocarburi incombusti. Inoltre, risolve la problematica dello stoccaggio, il principale ostacolo alla tecnologia idrogeno. «Date le caratteristiche fisiche dell’idrogeno, le quantità utili di questo gas occupano grandi volumi di stoccaggio – argomenta Ferrari e continua -. Ciò rende necessario pensare anche ad una infrastruttura di distribuzione ed immagazzinamento
adeguata».

Ad oggi, quindi, la tecnologia a idrogeno guarda con interesse anche oltre l’automotive, ad esempio alle aziende chimiche e petrolchimiche, che già usano questo gas in alcuni dei loro processi produttivi. «La sfida è quella di sviluppare tecnologie rinnovabili capaci di produrre le grandi quantità di
idrogeno necessarie a questi comparti, e che adesso sono prodotte principalmente a partire da fonti fossili – dichiara Ferrari -. In questi casi, il problema infrastrutturale sarebbe in parte rimosso, poiché si realizzerebbero grandi siti di produzione d’idrogeno vicino agli stabilimenti che ne fanno uso».