(Dalla relazione del presidente Anfia, Paolo Scudieri, II parte)

“L’accettazione delle nuove tecnologie da parte dei consumatori è un fattore che i costruttori non possono controllare, richiede il coinvolgimento di più soggetti e a nostro avviso non può, a questo punto, prescindere dalla realizzazione delle infrastrutture di ricarica. La Direttiva DAFI stabilisce che il rapporto necessario tra il numero di veicoli e le colonnine deve essere 10 a 1 e, ad oggi, sono fortemente carenti, sia in Europa che in Italia.
Se la strada verso la mobilità a zero emissioni è ormai tracciata e richiede all’industria investimenti e obblighi che, se non raggiunti, comporteranno pesanti sanzioni economiche per i Costruttori, ci aspettiamo un impegno concreto alla realizzazione delle infrastrutture. E lo chiediamo oggi a gran voce ai rappresentanti di Governo che, in Europa, si sono espressi a
favore di obiettivi estremamente ambiziosi, raggiungibili solo con un mercato prettamente elettrico, seppur consapevoli di rappresentare un Paese leader nella produzione delle altre tecnologie.
Noi, come sempre, siamo pronti a rimetterci in gioco per affrontare le nuove sfide. Ma la filiera ha bisogno del tempo necessario per riconvertirsi, ha bisogno di lavorare in un quadro di condizioni abilitanti in grado di garantire l’efficacia dei suoi sforzi. Per questo è importante sviluppare la rete infrastrutturale e non incentivare oggi l’acquisto di veicoli elettrici che favorirebbe solo una élite di cittadini. La transizione non sarà semplice e ogni ostacolo sarà un aggravio che si inserisce, tra l’altro, in un complesso contesto geopolitico. Non dimentichiamo, infatti, che si stanno modificando gli scenari del commercio europeo e internazionale. Le continue minacce statunitensi sui dazi e le politiche sanzionatorie dirette ed indirette rischiano di impattare in maniera significativamente negativa sulle nostre transazioni commerciali a livello globale. Sulla Brexit nutriamo grandissime preoccupazioni data l’altissima intensità di scambi commerciali con il Regno Unito. L’auspicio è che all’esito dei negoziati si possa contare su un quadro regolatorio chiaro e armonizzato per preservare la continuità di flusso di beni alla frontiera, evitando barriere tariffarie e burocratiche. In questo quadro così complesso, riteniamo essenziale il lavoro sinergico tra il mondo imprenditoriale e quello pubblico-privato. Bisogna favorire la crescita dimensionale delle aziende e accompagnare i processi di aggregazione. E per questo sarà fondamentale proseguire la collaborazione con società come Sace e Simest e continuare ad attivare strumenti finanziari come il Fondo Strategico Italiano e il Fondo Italiano di Investimento, che hanno già, in questi anni, investito nella filiera aiutandola a crescere sui mercati internazionali e supportato le nostre aziende nei loro processi di crescita ed innovazione.
L’innovazione è una delle leve fondamentali della nostra crescita, dev’essere supportata in ogni modo. Così come il capitale umano, sulla cui formazione non dobbiamo mai smettere di investire, rafforzando la collaborazione tra imprese, ITS ed Università per affrontare la
rivoluzione del nostro settore con la garanzia che l’offerta formativa risponda alla sempre crescente domanda di nuove figure professionali.

Ma torniamo a programmare il nostro futuro. E guardiamo alle 2 grandi sfide tecnologiche che oggi vogliamo affrontare insieme, per iniziare a costruire un percorso condiviso che faccia leva sulla nostra forza industriale.
Due premesse che per ANFIA sono necessarie:
1) la decarbonizzazione può e deve essere affrontata senza trascurare l’apporto immediato che possono dare tutte le motorizzazioni
2) elettrificazione, non significa solo auto elettrica, ma tutte le diverse forme di ibridazione come il mild e il full hybrid.
La regolamentazione sta forzando l’industria a mettere in atto una radicale trasformazione in tempi record. Mirafiori sarà la prima piattaforma full BEV per l’applicazione sulla 500, la transizione italiana inizierà da qui.
Ma dobbiamo gestirla in modo intelligente e graduale, perché non possiamo sottovalutare il fatto che oggi il 41% della nostra manodopera diretta è impiegata nella produzione di auto a combustione interna e dei loro motori, e che, come ben visibile anche ad un occhio meno esperto, i veicoli elettrici sono costituiti da meno componenti e da una tecnologia meno complessa.
Nel percorso che ci accingiamo ad intraprendere, occorre innanzitutto prevedere un supporto per lo shifting tecnologico delle aziende legate alla produzione di soli componenti per le motorizzazioni tradizionali. Bisogna individuare i «vuoti» della filiera per sviluppare in Italia attività manifatturiere legate all’elettrificazione e ai servizi di mobilità. Ed infine, dobbiamo valorizzare le competenze che la nostra filiera ha già sviluppato. Cito solo le eccellenze che già abbiamo nello sviluppo di motori elettrici per auto supersportive, nella produzione di inverter e sistemi di controllo potenza, statori e rotori, o nei sistemi di monitoraggio attivo delle
batterie. Sull’altra grande sfida globale che il nostro settore deve affrontare, concedetemi con orgoglio di ritornare per un momento all’Assemblea ANFIA dello scorso anno, nella quale avevamo lanciato l’idea “Borgo 4.0”.
Abbiamo lavorato intensamente per dimostrare la bontà e l’unicità della nostra idea: sperimentare in ambiente reale le tecnologie legate allo sviluppo delle nuove forme di mobilità autonoma, connessa e sostenibile, creando il primo esempio in Italia di laboratorio di sperimentazione tecnologica in diversi campi applicativi complementari.
Abbiamo finalmente l’opportunità di realizzare il progetto partecipando al programma “Campania 2020 – Mobilità sostenibile e sicura”, per il quale la Regione ha stanziato 50 milioni di Euro di risorse POR FESR 2014/2020 per supportare attività di innovazione delle filiere di eccellenza.
L’auspicio di ANFIA e degli altri promotori è che la filiera automotive, lavorando sinergicamente con il mondo accademico e con le istituzioni, sia fautrice di un nuovo umanesimo e leader della realizzazione di questo grande progetto, che, con le sue ricadute scientifiche, tecnologiche ed
occupazionali, porterà innovazione e competitività.

Abbiamo organizzato l’assemblea di oggi per confrontarci con il Governo sul futuro della mobilità e della nostra industria, spero che queste riflessioni siano state in grado di mostrare chi siamo e che cosa ci aspetta.
A malincuore stiamo assistendo al depotenziamento di misure importanti come l’iperammortamento e, addirittura, alla perdita del superammortamento e del credito d’imposta per ricerca e innovazione, strumenti che riteniamo fondamentali per il rilancio del settore industriale.
Ma siamo ottimisti. Con serena propositività, lasciamo al Governo le nostre prime proposte di politica industriale, con l’augurio di poterle sviluppare insieme per vincere le sfide tecnologiche e normative del settore.”