Tutti i più avanzati sistemi industriali si stanno confrontando con il cambiamento correlato a Industria 4.0. Ma non tutti i paesi e i sistemi economici nazionali fronteggiano questo cambiamento nel medesimo modo. Ne parliamo con Gianni Campatelli, ricercatore in Ingegneria e sistema di lavorazioni, presso il dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze.

Usa, Germania, Italia, perché ci sono differenze nelle strategie Industria 4.0? I governi non concedono incentivi al solito modo. In Italia, ad esempio, si focalizzano sulle tecnologie abilitanti, che non costituiscono comunque un prerequisito per i finanziamenti, ma una linea guida per orientare gli investimenti in innovazione.

Qual è l’approccio degli Stati Uniti? In America, stanno cercando di rendere smart i prodotti e possono avvalersi delle Università e della loro attività di ricerca.

Il tema del trasferimento tecnologico è centrale. Cosa hanno gli Usa che noi non abbiamo?  Si incentiva il rapporto tra Università e aziende: negli Stati Uniti, le attività di ricerca sono detassate e c’è una defiscalizzazione delle borse di studio.

E in Germania?  Il trasferimento tecnologico è garantito da un’istituzione apposita, creata dalla stato tedesco, “Fraunhofer”. Essendo una struttura pubblica, non soffre di concorrenza interna: se un imprenditore invia una richiesta di trasferimento tecnologico, è indirizzato al centro di ricerca più appropriato alle sue esigenze.

Qual è il nucleo della strategia tedesca al 4.0? La Germania ha un settore manifatturiero sviluppato e perciò investe sull’innovazione del processo produttivo. Oggi, sono tedeschi i più importanti fornitori mondiali di tecnologie abilitanti, cobots e softwares; inoltre, proprio le aziende tedesche sono le prime che possono avvantaggiarsene.

E l’Italia? Anche noi investiamo nell’innovazione del processo produttivo, ma scontiamo una scarsa tendenza all’innovazione. L’obiettivo, come in Germania, è riportare porzioni di produzione nei nostri territori, il reshoring insomma.

Ce la faremo? Beh diciamo che il 4.0 è come una campanello d’allarme per l’industria: è il momento di introdurre in azienda quelle tecnologie che sono già presenti in altri settori e che renderebbero la produzione più competitiva.

Luca Della Maggiora