«E’ un momento di grandi novità nel campo della robotica, sia per la ricerca che per l’industria – afferma Cristian Secchi, professore associato di Robotica dell’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) -. Dobbiamo essere in grado di far capire quali opportunità abbiamo di fronte». L’Industria 4.0 e la robotica collaborativa incideranno profondamente sul processo produttivo, determinando modifiche dal punto di vista tecnico e organizzativo nel modo di lavorare in fabbrica.

In quale direzione ci stiamo muovendo? «La modifica principale sarà la maggiore integrazione uomo – robot. Oggi il loro valore è dato dalla loro somma “1+1, domani la sinergia uomo – robot creerà valore aggiunto».

Questo cosa comporterà?  «Il robot si occuperà di mansioni pesanti o alienanti, l’uomo dei compiti di alto livello. Nel progetto “Complemant”, di cui fanno parte partners industriali, si cerca di aumentare la collaboratività del robot, grazie a dei sensori posti sull’uomo. Il robot capirà se l’uomo è stressato o affaticato e quindi modulerà il proprio ruolo secondo le esigenze del collaboratore umano»

Ci faccia un altro esempio. «In “Pan-Robots”, a cui Unimore ha partecipato insieme ad alcune aziende, abbiamo aumentato l’intelligenza di carrelli automatici per il trasporto pallet: ora sono in grado di percepire il passaggio di muletti guidati da un uomo in prossimità di un incrocio ed eventualmente diminuire la loro velocità per evitare la collisione; prima del progetto, i carrelli venivano sempre fatti rallentare in prossimità di un incrocio per evitare collisioni nel caso fosse passato un muletto. Tale soluzione cautelativa portava a un calo delle prestazioni che invece ora possono essere massimizzate.»

Insomma, la ricerca si sta concentrando sulla capacità del robot di fare inferenze. «All’avvento dei robot collaborativi, la ricerca si è concentrata principalmente sul problema di garantire la sicurezza dell’operatore nell’interazione con il robot. Oggi, ci sono molte tecnologie che consentono di ottenere questo risultato. Uno dei problemi principali adesso è quello di creare una collaborazione genuina ed efficiente. Per fare questo è necessario che l’operatore capisca cosa sta facendo il robot e che il robot riesca a capire, a inferire appunto, quello che sta per fare l’operatore. Solo da una mutua comprensione può nascere una vera collaborazione».

Tutte queste sono innovazioni che andranno incontro ad una standardizzazione per il loro uso su larga scala. A che punto siamo? «Al momento esiste l’ISO/TS 15066 per la sicurezza, in alcuni punti è restrittivo, ma è utile: trasmette l’idea che i cobot possono essere usati in ambito industriale e non solo nei laboratori universitari. Il nostro compito è sviluppare tecnologie nuove, efficienti e affidabili anche da un punto di vista industriale. In tal modo sarà possibile rilassare i vincoli delle attuali normative e aumentare la flessibilità e l’efficienza della robotica collaborativa nella fabbrica del futuro».

Luca Della Maggiora