Non solo le imprese e la formazione, anche il lavoro affronterà rilevanti cambiamenti con il passaggio all’Industria 4.0. Trasformazioni che incideranno sulla vita dei lavoratori  e sul loro percorso professionale. Ne parliamo  con Gianfranco Francese, presidente di IRES, Istituto ricerche economiche e sociali della CGIL Toscana. Francese sarà ospite, venerdì 27 ottobre, di “Industria 4.0: applicazioni e implicazioni nel settore automotive”

Come approcciarsi al 4.0? Siamo di fronte alla quarta rivoluzione industriale, un cambiamento profondo, forse più delle rivoluzioni precedenti. Tutto ciò si inserisce in un contesto di forte crisi economica, dalla quale non siamo ancora usciti, che ha modificato la fisionomia industriale dell’Europa e dell’Italia.

Come orientarsi in questa rivoluzione? Il sindacato esclude atteggiamenti neo – luddisti e ritiene utile un approccio positivo. La questione principale è fare in modo che l’elemento umano rimanga al centro dei cambiamenti tecnologici, e non ne sia sopraffatto.

Come si può fare ciò? Il 4.0 riapre il dibattito sull’economia della conoscenza: la competitività europea si può basare sulla formazione e la riqualificazione dei lavoratori. Si dovrebbe tornare a investire in questo ambito, anche attraverso i fondi interprofessionali per garantire il lifelong  – learning.

Quali possibilità per le pmi di rimanere al passo col cambiamento? La questione sul sistema imprenditoriale italiano è più ampia e non riguarda solo il 4.0. Le aziende devono compiere una scelta strategica, scegliendo di competere sui costi e la qualità dei prodotti . In passato, il sistema dei distretti ne è stato un parziale esempio.

Distretto toscano dell’automotive, qual è il suo stato attuale? La crisi ha colpito, e gode di uno stato di salute non brillante. Però  ci sono possibilità di sviluppo per tutta la filiera, investendo sulla nuove frontiere della mobilità sostenibile.

Luca Della Maggiora